TECNICHE

CAMERATRAPPING          SPECIES FIELD SURVEYS          RADIOTRACKING

Le linee di ricerca seguite e le specie indagate impongono alla LUTRIA il ricorso a tecniche di campo particolarmente robuste per il rilevamento di dati fondamentali per l’inferenza ecologica, quali la presenza di una specie in un sito o l’utilizzo dello stesso da parte della specie indagata.

Nelle attività di ricerca e monitoraggio espletate dalla società negli ultimi anni, riveste un ruolo particolare l’impiego della tecnica del fototrappolaggio o cameratrapping.

L’utilità del rilevamento fotografico in automatico (cameratrapping), nel monitoraggio di specie elusive, quale tecnica per ottenere informazioni su presenza e distribuzione, abbondanza, ritmi di attività, uso dell’habitat e comportamento riproduttivo è documentata da numerosi studi pubblicati in anni recenti (ad es. Silveira et al. 2003, O’Connell et al. 2006, Royle et al. 2009a, 2009b) e dal crescente impiego e diffusione della tecnica in ecologia animale.

Il rilevamento fotografico in automatico ha il vantaggio di fornire risultati robusti poco influenzabili dalle condizioni ambientali e dall’abilità dei campionatori (Rappole et al. 1985). L’impiego delle foto-trappole consente inoltre di registrare la presenza di più specie contemporaneamente, realizzando una raccolta efficace di dati per quantità e qualità, adeguata alla valutazione della importanza relativa di diverse frazioni di territorio, diverse tipologie di ambienti naturali e di uso del suolo, diversi elementi del paesaggio, ad esempio la funzionalità di ambienti lineari come corridoi ecologici per la
fauna selvatica o l’efficacia ai fini della conservazione delle aree protette e delle zone contigue. La raccolta di immagini di specie notturne, elusive o comunque poco o affatto percettibili, rappresenta una opportunità per la divulgazione, la didattica e la sensibilizzazione verso le problematiche di conservazione della biodiversità nelle aree protette.

La LUTRIA impiega il fototrappolaggio per acquisire in particolare sequenze di dati di ‘presenza-non rilevamento’ (detection-non detection data) delle specie, utili alla implementazione di modelli ed approcci statistici (vedi MacKenzie 2006) per la stima di parametri di stato delle popolazioni, quali la percentuale di siti occupati (occupancy) o l’abbondanza.

L’attrezzatura per il fototrappolaggio consiste di una fotocamera e di un sensore di movimento solitamente inclusi in un contenitore impermeabile.

Il sensore di movimento induce lo scatto fotografico quando l’animale passa davanti alla fotocamera. I sensori più usati sono sensori piroelettrici ad infrarosso. Esistono due tipi di sensore ad infrarosso: 1) sensore ad infrarosso passivo (PIR) e 2) sensore ad infrarosso attivo (AIR).

Il sensore PIR non emette energia, esso semplicemente rileva il movimento di soggetti con temperatura superiore alla temperatura ambiente (animali endotermi: uccelli e mammiferi). L’area di rilevamento è un cono con la base distante alcuni metri dal sensore. La distanza tra il sensore e la base del cono determina la distanza massima a cui un soggetto può essere rilevato. Il sensore è generalmente associato alla fotocamera costituendo un sistema compatto di rilevamento. Caratteristiche chiave del sensore infrarosso passivo sono l’ampiezza dell’area di rilevamento e la distanza massima di rilevamento.

Il sistema AIR consiste di un emittore infrarosso ed un ricevitore collegati ad una fotocamera. Il sistema crea un raggio infrarosso tra emittore e ricevitore che fa scattare la fotocamera quando è interrotto dal movimento di un soggetto. Il sistema quindi è in grado di rilevare anche animali ectotermi, o in generale soggetti in movimento. Lo svantaggio di questi sistemi è il loro elevato consumo di energia è la difficoltà di posizionamento e allestimento in molte situazioni. Esistono pochi produttori di trappole fotografiche AIR. La Trailmaster, produttore leader di sistemi AIR, propone esclusivamente una macchina fotografica analogica 35 mm senza protezione da sollecitazioni fisiche. La scarsa versatilità de sistemi in commercio e le caratteristiche intrinseche non rendono il sistema AIR idoneo al monitoraggio automatico nel lungo periodo, senza ricontrolli. Il sensore attivo può tuttavia essere molto utile nei casi in cui esistono condizioni che possono rendere la temperatura corporea del soggetto da fotografare momentaneamente inferiore a quella ambientale. Questa condizione si è presentata ai soci della LUTRIA nel PN della Sila con la lontra (Lutra lutra), durante rilevamenti estivi. Una lontra bagnata, appena emersa dalle acque di corsi d’acqua montani che mantengono temperature intorno ai 15°C anche in estate, può avere una temperatura corporea inferiore a quella dell’aria e perciò tale da non consentire il rilevamento dell’animale con un sensore passivo.

Il sensore infrarosso emette un segnale elettrico quando un soggetto attraversa la sua area di rilevamento. Se il segnale raggiunge una intensità soglia la fotocamera si attiva. La fotocamera si attiva dopo un certo tempo dall’istante in cui il PIR è sollecitato dal movimento. Nei modelli professionali il tempo di scatto è inferiore al secondo. Dopo il primo scatto la macchina necessità di un tempo di recupero prima che possa essere scattata una successiva fotografia. Raramente questo tempo è inferiore ad 1 sec.

La lontra e altri mammiferi, sono attivi principalmente durante la notte. Il fototrappolaggio notturno può avvalersi di due diversi sistemi di illuminazione. Il flash tradizionale a incandescenza consente foto a colori. Tuttavia il flash a incandescenza può spaventare il soggetto, inducendo una memoria che condiziona negativamente il passaggio successivo nel sito dell’esperienza. L’illuminazione ad infrarossi realizza immagini in bianco e nero e generalmente emette una debolissima luminescenza rossa. I modelli infrared più evoluti non emettono nessuna luce visibile e la loro presenza non può essere percepita dalla fauna. Tutti i modelli professionali propongono l’illuminazione infrared, realizzando immagini monocromo di notte e immagini a colori di giorno.

Le fotocamere digitali, ormai standard nei sistemi di fototrappolaggio, consentono di immagazzinare sulla memory card una quantità di immagini elevata rispetto
alle macchine analogiche. La capienza delle memory card associate alle fototrappole deve essere in grado di memorizzare un numero di immagini notevole nei sistemi di monitoraggio attivi sui lunghi periodi.

La qualità delle immagini non dovrebbe essere inferiore ai 3.0 megapixel. Benché possa sembrare il fattore più importante, la risoluzione delle immagini dei sistemi professionali è generalmente attorno ai 3.0 megapixel, mentre nei prodotti ricreativi o semiprofessionali si trovano in alcuni casi risoluzioni fino a 7-8 megapixel.

I sistemi professionali propongono soluzioni tecnologicamente avanzate dedicate alle funzionalità del PIR e ai tempi di scatto, che sono i fattori decisivi per un monitoraggio efficace, mentre l’elevata risoluzione delle immagini è un fatto principalmente estetico enfatizzato a scopo pubblicitario. Bisogna anche rilevare che immagini molto pesanti saturano rapidamente la memoria.

L’alimentazione delle fototrappole è fornita da batterie di diverso tipo: alcaline, al metal-idrato, e a litio. Alcuni modelli hanno batterie ricaricabili. Il consumo di energia del sistema e la performance della batteria rappresentano un fattore critico nel monitoraggio di lungo periodo in zone remote, o in tutti i casi in cui non è possibile sostituire frequentemente le batterie. Generalmente la durata delle batterie dei sistemi di fototrappolaggio varia da qualche settimana fino a 4-5 mesi. La durata della batteria e il funzionamento della fotocamera digitale al di sotto dei 0° C possono essere problematiche. Tuttavia sono disponibili modelli professionali che funzionano a temperature fino a -40 ° C.

Fotocamere con sensore PIR utilizzate da LUTRIA snc

Nella scelta delle attrezzature per il rilevamento fotografico automatico, la LUTRIA ha focalizzato l’attenzione su alcuni parametri fondamentali: il tempo di scatto e la durata della batteria.

La LUTRIA impiega prevalentemente fototrappole con tempo di scatto inferiore al secondo (1/3 – 1/6 sec) e con durata della batteria da 3 a 6 mesi. La LUTRIA dispone tuttavia anche di attrezzature che consentono l’acquisizione di immagini a buona risoluzione (7-8 megapixel) per utilizzi didattici e divulgativi delle fotografie.

La disposizione delle fotocamere nel sito e l’allestimento del sito di foto-rilevamento, anche attraverso l’impiego di eventuali esche ed attrattivi odorosi,  sono studiati dai soci della LUTRIA in funzione delle specie da indagare.

Il numero e la disposizione dei siti di fotorilevamento nell’area di studio, sono accuratamente determinati dalla LUTRIA, preliminarmente alle attività in campo, attraverso l’elaborazione di un protocollo di campionamento, funzione degli obiettivi dello studio.

 

Bibliografia